VISITA OMEOPATICA ( COLLOQUIO )

Lo scopo dell’omeopatia è la diagnosi di malato e di rimedio che devono coincidere. Il medico omeopata  perciò, oltre alla diagnosi di malattia, deve individuare il caso personale, i caratteri soggettivi del paziente che rivestano valore clinico e che lo differenziano da qualsiasi altro soggetto con la  stessa malattia.

La visita è molto delicata, il medico deve essere a contatto con se stesso ed avere padronanza del proprio Sé. E’facile commettere degli errori nella valutazione della sintomatologia e conoscere gli ostacoli per fare diagnosi del malato.

La conoscenza di se stessi è indispensabile per il medico allo scopo di evitare che egli stesso trasferisca ( Controtransfert ) sul paziente i propri disagi o, addirittura, che abbia dei preconcetti nel valutare la reale situazione medica. Valutare lo stato emotivo del paziente in modo che non trascuri nulla per ansia e/o sottomissione.

Molti omeopati hanno messo in guardia circa questi pericoli, a cominciare ha Hahennemann fino a Kent, Schmidt, Masi, Ortega, Paschero, ecc..

Con la loro esperienza clinica hanno individuato alcune metodiche per  ovviare, il  più possibile, agli errori di interpretazione della reale situazione psico-fisica del malato.

Tutte le precauzioni non ci salvaguardano però dalle possibili cause di errore di interpretazioni inerenti all’atto stesso della visita e al rapporto medico-malato.

In questo rapporto siamo coinvolti come persone umane con  il nostro vissuto. Tutto questo può incidere nella selezione dei sintomi e segni e nella scelta del rimedio.

Nella visita viene a crearsi quello che Mitscherlich definisce un “laboratorio interpersonale” : intendendo che il rimedio non è mai un elemento passivo del rapporto, ma interviene in esso agendolo e modificandolo.

Come ha ben precisato Popper e che succede in altri ambienti della scienza e della ricerca. Anche in omeopatia può succedere che ci sia qualcosa che interferisca nel colloquio tra medico e paziente fuorviando nella scelta del rimedio “Simillimum”.

Ciò è ben evidente quando la prescrizione del rimedio per uno stesso paziente affetto da  patologia cronica differisca da medico e medico. Sono errori molto frequenti, proprio perché non si seguono le metodiche e gli accorgimenti suggeriti dai fondatori dell’omeopatia (Organon : dal p. 84 al p, 99).

Vediamo  quali sono gli accorgimenti e come riassumerli, in pratica la metodica che conviene seguire  nelle varie fasi del colloquio col malato :

Per prima si prende in esame la sintomatologia soggettiva, cioè i sintomi che esprimono il senso soggettivo della malattia, quei sintomi che riguardano le sensazioni  avvertite dal paziente stesso. Il malato espone il modo in cui si sono sviluppate le sue sofferenze.  Se presenti i membri della famiglia o le persone che gli sono più vicine raccontano tutto ciò che hanno osservato nei suoi riguardi….in sua presenza, sebbene sia sempre preferibile interrogare separatamente sia il malato sia i suoi familiari (P. Schmidt).

Il medico guarda,ascolta,in una parola osserva, con tutti i suoi sensi, cosa vi sia di mutato, di anomalo e straordinario in questo paziente.

Il medico annota tutto esattamente con gli stessi termini utilizzati dal paziente , nell’esposizione ed eventualmente dei suoi familiari. Per quanto è possibile li lascia terminare la loro esposizione senza interromperli, tranne che per  inutili digressioni che possano far perdere il flusso delle idee di chi parla, per evitare lo spostamento dell’attenzione.

Finito il racconto spontaneo, il medico indaga ogni sintomo per avere informazioni più precise procedendo come segue :

Rilegge e pone l’accento in particolare su certi temi; per esempio può chiedere: l’orario del sintomo, se giorno o notte, valutare se i sintomi hanno relazione con i rimedi assunti o se dopo averli assunti, se il disagio è presente solo in una parte del corpo ( destra o sinistra?) oppure una localizzazione precisa, il manifestarsi del dolore e la sensazione relativa ad esso, se acuto o continuo e tenace, in quale posizione del corpo si verifica il dolore, la durata, in quali circostanze si è manifestato, ecc.

In altre parole il medico raccoglie la storia personale del paziente, le sue abitudini di vita ed alimentarti, le modalità dei sintomi ( peggioramento e/o miglioramento ), le versioni e/o desideri alimentari, i sogni, reazioni al clima ( freddo, caldo, umido, ecc. ).

Fatto ciò e valutati gli esami di laboratorio si passa alla prescrizione del rimedio ed alla sua valutazione nel tempo.

 

 

 

 

 

 

 

COMPORTAMENTO DEL MEDICO

apri il pdf per vedere come deve comportarsi il medico e gli errori da non commettere

A tal proposito, in uno dei prossimi articoli, sarà dedicato un argomento per descrivere la metodologia da seguire sia in acuto che cronico.

l’omeopatia è una metodica “naturale”,  non solo perché si utilizzano rimedi “naturali” ma anche e sopratutto perché la prescrizione segue il decorso “naturale” del paziente nella sua reattività individuale alla malattia.

Scopo del rimedio è stimolare l’Energia vitale della persona a reagire, La Vis Medicatrix Naturae ( Natura Medica ), cioè il potere innato di autoguarigione che ha ognuno di noi. La malattia, tuttavia, non è che lo sforzo messo in atto dal corpo per eliminare un disequilibrio. In tal senso e vista in questa ottica la medicina omeopatica è il miglior medico e la migliore guaritrice che possa esistere in natura.

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