Imparare a Camminare

Alla mia età dovrei saper camminare. Ho capito che non è così. Alex Zanardi CAMMINA, io cammino. Credo che non sia questione di gambe, di piedi, ma è il corpo che cammina, la mente cammina, entrambi in un’unica direzione.

Mi è stato dato un compito che ho svolto seriamente, dopo qualche esitazione iniziale. Il compito era, ed è, di sentire il mio passo, di prendere coscienza di come cammino.

 

All’inizio mi sono sentita un po’ stupida “Ma cosa vuol dire sentire il proprio passo?”. Resistenza. Sapevo che la persona che mi ha dato il compito non si sarebbe stupita, aveva previsto questo blocco.

Dopo un po’ inizio a svolgere il compito…

“Mi fermo e mi rendo conto di essere in apnea: respiro e riprendo il mio cammino”.

Il passo è lento, l’appoggio leggero, tacco-pianta-punta, tacco-pianta-punta. Appoggio sul lato esterno del piede.

Penso che questo tipo di appoggio sia dovuto alle scarpe. Mi concentro sull’appoggio che percepisco leggero e mi viene in mente il miliardo di volte (o forse più) in cui mi sono sentita dire “non ti ho sentita arrivare, hai un passo talmente leggero che non ti si sente”.

Mi fermo e mi rendo conto di essere in apnea: respiro e riprendo il mio cammino.

E’ buio per strada ma, per sicurezza (!), mi guardo intorno perché non voglio ci sia qualcuno che mi vede. E così è, non c’è anima viva.

Allora mi impongo un passo più “pesante”, un passo con un appoggio più forte, con un contatto più sicuro con il suolo. Credo di aver fatto cinque passi, non di più.

L’appoggio sicuro c’era, ma il passo era diventato veloce. Procedo a passo normale, cioè leggero. Ci riprovo, dopo la solita verifica (nessuno in giro).

Faccio qualche passo in più rispetto a prima, ma non riesco a  farlo lentamente.

Mi viene in mente la “stizza” che mi prende quando, in studio, le colleghe con scarpe con i tacchi camminano in modo così rumoroso che le sento da lontano, o quelle che trascinano i piedi.

Solo le donne fanno così, in studio.

Gli uomini no, a parte uno che cammina dondolandosi sulla punta dei piedi…

“Perché cammini così?” e io ho sempre risposto

“Perché faccio rumore e non voglio disturbare”.

Arrivo a casa. Riprovo scalza. Stesso risultato e sempre appoggio esterno (le scarpe non c’entrano nulla. Quindi l’involucro non ha importanza? E’ il piede, più in generale il corpo che ha rilevanza?)

Altro “flash mentale”: quando indosso gli stivali col tacco di cuoio che, nonostante il soprattacco di gomma, fanno rumore, mi rendo conto che in studio cammino in punta di piedi.

In strada sono in imbarazzo perché si sente il mio passo. In casa cammino in punta di piedi e mio marito mi ha sempre chiesto “Perché cammini così?” e io ho sempre risposto

“Perché faccio rumore e non voglio disturbare”.

Che strano pensare e ricordare queste cose!

Conclusione: fino ad oggi nella mia vita ho camminato in punta di piedi. Se non ero in punta di piedi, l’appoggio comunque è sempre stato leggero.

Nessuna impronta. Nessuna consapevolezza. Essere trasparenti.

Ma d’ora in poi, nonostante la paura per il caos strano che sento dentro, voglio che sia diverso. Come prima cosa, però, mi sa che dovrò imparare a camminare.

M.S.

“Ma cosa vuol dire sentire il proprio passo ?”

Come prima cosa..mi sa che dovrò imparare a camminare!

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